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San Valentino

 

L'estate Vichese

  • PROGRAMMA 2008
  • il cantavico
  • la cena itinerante
  • il cinema in piazza
  • la festa di San Rocco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Valentino

Patrono di Vico del Gargano

 

San Valentino è patrono del paese dal 1618. Prima di questa data, il paese era posto sotto la protezione di san Norberto, che fu però sostituito in quanto non tutelava adeguatamente la prosperità della zona.

L’economia di Vico del Gargano era infatti fondamentalmente affidata alle coltivazioni di agrumi, il cui commercio, aperto anche verso Venezia e la Dalmazia, aveva portato benessere al paese.

Queste coltivazioni erano minacciate soprattutto dalle gelate e dai venti freddi del periodo invernale; ma la festa di S. Norberto cadeva in giugno, in un momento in cui questo tipo di coltura non corre rischi di gelate. Occorreva perciò un santo la cui ricorrenza cadesse nel periodo più freddo dell’anno.

Una speciale commissione si recò a Roma per chiedere al papa il permesso di scegliersi un altro santo patrono. Fu loro concesso di visitare le catacombe per selezionare fra i santi disponibili. Pare sia stato San Valentino stesso ad avanzare la sua candidatura: la statua che lo raffigurava aveva un braccio sporgente, che urtò uno dei componenti la commissione dando a questi l’impressione di essere stato chiamato. Del resto la festa di San Valentino cade il 14 febbraio, proprio nel momento in cui alla gente di Vico veniva più spontaneo pregare il santo perché proteggesse dai venti di tramontana e dalle gelate i preziosi agrumeti.

Vico, da allora, festeggia il suo Santo Patrono con molto calore.

 

La Chiesa Matrice, dove è custodita la statua di San Valentino in legno dorato, contenente le sue reliquie autentiche, gode di un addobbo del tutto particolare: la nicchia in cui è esposta la statua del santo, le navate, le cappelle minori, sono decorate con la più incredibile profusione di arance, mandarini e limoni, offerti devotamente dai proprietari di agrumeti. E analoga decorazione si ripete nei vicoli del Centro Antico, nelle vetrine degli esercizi commerciali e lungo tutta la via principale del paese, dove sfila un’imponente processione con grande concorso di popolo e di fedeli muniti di rami di alloro. Sulla parte estrema del colle del Carmine ha luogo la benedizione dei rami di alloro e delle campagne.

L’alloro benedetto sarà poi, per devozione, posto da ogni proprietario nel proprio agrumeto, ma ogni vichese non tralascia di conservarne qualche foglia come segno tangibile della protezione del Santo per sé e per la propria casa.

Per gli innamorati non corrisposti: chi nel giorno di San Valentino stacca un’arancia dal trono dove sono esposte le reliquie del santo e ne ricava una spremuta riesce a preparare un filtro d’amore efficacissimo.    

 

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VENERDI’ SANTO

Venerdì Santo e l’antica tradizione delle Confraternite

 

Più che la domenica di Pasqua è il Venerdì Santo il giorno di festa principale a Vico del Gargano. Esso è intensamente vissuto non solo dai componenti delle varie confraternite, ma da tutti i vichesi che partecipano coralmente alle manifestazioni liturgiche e paraliturgiche che caratterizzano, secondo un copione tradizionale immutato da secoli, questo giorno centrale del cattolicesimo in cui si commemora la morte del Figlio di Dio.

Con la celebrazione della morte di Cristo, la drammaturgia popolare raggiunge a Vico del Gargano il suo culmine espressivo, per poi rientrare negli argini della liturgia ufficiale del sabato e della domenica di Resurrezione.

Centro delle celebrazioni del Venerdì Santo sono le cinque Confraternite di Vico, depositarie del sentire del paese, della sua tradizione e della sua dignità; queste danno vita, durante tutta la giornata, a processioni che iniziando intorno alle otto del mattino con le visite ufficiali dei confratelli ai sepolcri, proseguono dopo l’intervallo delle Tre ore di Agonia, e terminano al tramonto con la cerimonia del Ritrovamento del Cristo morto. La peculiarità del rito antimeridiano risiede nello sfilare delle confraternite in separati cortei processionali. Il clero non partecipa in alcun modo ai riti del mattino per un esplicito divieto dell’arcivescovo di Manfredonia.

Il rito è gestito sotto ogni aspetto dalle cinque confraternite del paese:

la confraternita di Sant’Agostino e Santa Monica, la confraternita del SS. Sacramento, la confraternita dell’Orazione e della Morte, la confraternita dei Carmelitani Scalzi e la confraternita di San Pietro.

Ciascuna di esse reca in processione le propria statua dell’Addolorata, fra le quali occupa il posto più rilevante il venerato simulacro ligneo seicentesco del Cristo morto della Confraternita dei Cinturati di Sant’Agostino e santa Monica.

I cortei processionali,  preceduti dalla croce penitenziale con i vari simboli della passione, anche se per strade differenti, seguono tutti la medesima direzione visitando il sepolcro esposto nelle undici chiese di Vico. la processione rappresenta simbolicamente la ricerca da parte della Madonna del Figlio scomparso dal proprio sepolcro. Nel corso delle processioni i confratelli cantano il Miserere, a cui partecipano tutti i processionanti, compresi i bambini. Il Miserere cessa nel momento della visita al sacramento, cioè quando i confratelli entrati nella chiesa con la statua del Cristo morto, si dispongono di fronte all’altare del sepolcro. Dopo aver recitato alcune orazioni e cantato i due versetti “Cristus factus est. Pro nobis obediens usque ad mortem autem crucis” fa seguito il fragore, lo “scoppo”, e la visita si conclude.

Finito il pellegrinaggio ai sepolcri, al canto del miserere subentra quello del “Pange lingua gloriosi” , con il quale le confraternite si ritirano alle rispettive chiese.

Il programma liturgico del venerdì santo prosegue nel primo pomeriggio con le Tre ore di Agonia che si celebrano nella chiesa del Purgatorio sede della confraternita dell’Orazione  e della Morte e con la messa dei presantificati, la “Messa Matta”, consistente nel rito di comunione con le ostie consacrate nel giorno precedente e il bacio del crocifisso, nella chiesa di San Giuseppe sede della confraternita dei Cinturati di Sant’Agostino e Santa Monica.

 

Subito dopo parte la processione del “ ritrovamento di Cristo morto”. Verso le diciotto, la confraternita di Sant’Agostino e Santa Monica si reca processionalmente, con la statua del Cristo morto, alla chiesa Matrice. Con la loro statua e con l’Addolorata della Matrice, i confratelli si avviano verso il Calvario, uno slargo con cinque croci ubicato nel rione del Carmine. Al corteo iniziale si uniscono le altre confraternite del paese dando vita ad un’unica processione.

L’imponente corteo processionale, al quale si accodano anche i fedeli, rende evidente il senso di generale mobilitazione che l’evento rituale comporta. Con il canto del Miserere, eseguito per conto proprio da ciascuna confraternita, le statue vengono accompagnate al Calvario, luogo deputato alla cerimonia del ritrovamento. Le statue dell'Addolorata e del Cristo morto, sorrette dai confratelli, sostano davanti ad ognuna delle cinque croci il tempo necessario per il canto corale di alcuni versetti. All’ultima croce, che reca i simboli della Passione (i flagelli, la spugna, il martello, la lancia, le tenaglie, la corona di spine e il lenzuolo), dopo il canto dei versetti su indicati, l’Addolorata ritrova il corpo del Figlio.

Il momento è celebrato con un improvviso dirompere dell’inno Evviva la Croce. Il canto è eseguito da gruppi di confratelli e di fedeli che, riunitisi in cerchio, cantano a squarciagola i versetti dell’inno, con il sicuro auspicio della vittoria della vita sulla morte.

L’Evviva la Croce, letteralmente urlato fra i vari cori, riaccompagna le due statue alle rispettive sedi: l’Addolorata alla chiesa Madre e il Cristo morto alla chiesa di San Giuseppe, dove i confratelli di Sant’Agostino e Santa Monica cantano per l’ultima volta il Miserere seguito dallo “scoppo”, cioè la commemorazione della morte di Gesù: i fedeli battono sedie, piedi sui banchi, agitano strumenti di legno per far rumore e richiamare il terremoto che, secondo i vangeli, scosse la terra quando Cristo esalò l’ultimo respiro.  

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